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La famiglia contadina

caratteri della famiglia contadina, cibi tradizionali, l'uomo, la donna, i figli, i vecchi, la dote e il vestire, il maiale...

La famiglia: cuore pulsante della comunità contadina

La famiglia contadina, spesso numerosa e allargata, era il luogo in cui si tramandavano le tradizioni, i saperi antichi e l’amore per la terra. Unità produttiva e affettiva al contempo, essa incarnava un modello di vita semplice e laborioso, scandito dai ritmi della natura e del lavoro nei campi.

La “casa”: un rifugio di valori

L’abitazione fisica, sovente modesta e spartana (non di rado un “buco fatiscente”), fungeva da rifugio e protezione, ma era soprattutto il luogo in cui si cementavano i legami familiari e si coltivavano i valori fondanti della comunità:

  • Rispetto per gli anziani: figure depositarie di saggezza ed esperienza, gli anziani erano venerati e ascoltati con deferenza.
  • Solidarietà e aiuto reciproco: la comunità contadina si basava su un forte senso di solidarietà, con i membri pronti ad aiutarsi reciprocamente in caso di bisogno.
  • Religione e tradizioni: la fede religiosa, profondamente radicata nella cultura contadina, permeava ogni aspetto della vita, dalle preghiere ai riti propiziatori.
  • Amore per la terra: la terra, fonte di sostentamento e legame con le proprie radici, era coltivata con passione e rispetto.

Un mondo in trasformazione

Nel corso del Novecento, con l’avvento dell’industrializzazione e l’urbanizzazione, il mondo contadino ha subito profonde trasformazioni. Molti giovani hanno lasciato i campi per cercare lavoro nelle città, cambiando per sempre il tessuto sociale e culturale del paese.

Tuttavia, i valori e le tradizioni della comunità contadina continuano a vivere nella memoria collettiva e in alcune aree rurali, dove l’amore per la terra e il senso di comunità rimangono elementi imprescindibili dell’identità locale.

Il “capoccia”, dunque, e la sua famiglia costituiscono la forza- lavoro del podere, secondo una norma vecchia di secoli, mai alterata nela sua natura, che arriva ai primi anni del dopoguerra, forse risalente, a proposito del capo e della sua autorità, al mundio longobardo o signoria esercitata dal capotamiglia su tutte le persone e cose componenti il gruppo familiare che, nel caso della mezzadria, deve essere proporzionato agli esiti dela buona coltivazione del podere. In caso di carenza di forza-lavoro, la famiglia colonica deve provvedere l’«opera», in generale costituita da un garzone.

Accanto al capoccia è la capoccia, non necessariamente moglie del primo, anche se questa è la regola. Se la famiglia è composta di un solo ramo li capoccia è il padre, se invece ha piú rami, scriveva Bruno Ciaffi nel 1951,

talvolta è il nonno, sempre che ne abbia la capacità fisica e intellettuale. Alla morte del capoccia padre, succede il figlio maggiore o altro figlio qualora questi dimostri piú spiccata attitudine al compito che dovrà assolvere. La scelta del successore avviene sempre però con il consenso della famiglia.

Il capoccia e la capoccia esercitano l’autorità su tutti in una diarchia che pone il primo in posizione egemone per l’intero andamento della gestione «azienda-famiglia», la seconda per il ménage della casa, le cure della bassa corte, l’allevamento dei bachi da seta (ove praticato), l’ingrasso dei suini, alla mungitura delle pecore (se presenti nella colonía), gli acquisti per li corredo da sposa delle giovani, alla distribuzione del lavoro alle donne di casa quando queste non operano nel campo insieme agli uomini o da sole. A volte, in seno ala famiglia, cè’ una terza posizione di preminenza: quela del bovaro o bifolco o tabacco, responsabile dela stalla, qualora non se ne occupi direttamente il capoccia.

La Pieve di Gaifa

Via Pieve di Gaifa, 24
61029 Canavaccio di Urbino (PU)
Marche – Italy

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